mercoledì 6 gennaio 2010

Il silenzio e la potenza

Ci sono certi luoghi che, se visti in un certo contesto, diventano inconsapevolmente luoghi unici, quasi in totale contrasto con ciò che ti circonda.
Come può divenire un capannone, in cemento armato precompresso, pavimento con chiazze di grasso qua e là, un apparente disordine di viti e bulloni, un luogo in cui sembra inevitabile entrare con un comportamento di soggezione?
E' la sensazione che sto provando nell'entrare nel padiglione, alle officine FC di Cosenza, dove sono conservate le due vaporiere FCL.504 e FCL.353.
Si vabbè, mo penserete "e torna cu sti treni". Lo so, avete ragione e sarebbe da ipocriti darvene torto. In fondo ho parlato quasi sempre di treni da quando ho aperto questo blog, perciò se volete leggete, altrimenti Disney Channel sta dando le nuove puntate del Mondo di Patty.
Torniamo alle officine cosentine, oggetto della terza visita in tre settimane ieri, questa volta insieme a Marcello. Il tutto preceduto da un bel giro per la Sila, dove ad ogni lato sbucava il binarietto a 950mm...una piccola favola.
Alle officine di Cosenza siamo stati come sempre ben accolti, grazie soprattutto al capodeposito Massarini, che poi ci ha lasciato cianfrugliare tra i disegni delle 200 e delle 350, oltre che dell'LM4.600.
Ma ripeto, la sensazione più forte l'ho provata al momento in cui ho varcato la soglia che divide l'ala dove risiedono i mezzi in servizio, Stadler compreso, e quella in cui sono conservate le due vaporiere.
Dal rumore delle accellerate della 353c, che si sentiva anche abbastanza forte all'interno del padiglione grande, si passa a un silenzio in cui quel rumore sembra essere solo un ronzio di sottofondo. I portelloni chiusi, luce che entra solo dalle finestre, a illuminare le tubazioni, le maniglie e ogni sporgenza di quei due monumenti viventi all'ingegno umano. Mi viene istintivo parlare a bassa voce, lo faccio senza rendermene neanche conto, oltre a camminare cercando di fare il maggior silenzio possibile, come per non disturbarle nella loro attesa di tornare a sputare vapore dalla ciminiera.
Sono aperte, con i tubi della caldaia smontati, ma quando ci si avvicina mostrano tutta la loro imponenza. La storia delle Ferrovie Calabro Lucane e, se vogliamo, anche un pezzo di storia del novecento del meridione. E il contrasto tra quel silenzio, quasi spettrale, e la potenza che sprigionano già solo a guardarle è un qualcosa di strano, di unico, di cui è difficile far paragoni.
Roba da restare ad ammirarle per il resto della propria vita...



1 commento:

  1. Grandissimo Vittò!!!
    Hai perfettamente ragione!!Anche a me è venuto naturale entrare in silenzio, senza far rumore, parlando a bassa voce!E' pazzesco...è la magia della storia delle FCL!! *_*
    A vederle affiancate la 353 e la 504, sembrano siano state messe a letto insieme come due sorelline...pronte a svegliarsi la mattina...e far vedere chi sono!!!! :P

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